Le varici degli arti inferiori sono un problema d’inverno, figuriamoci d’estate. Con l’aumento delle temperature, infatti, aumentano i disturbi: le gambe si gonfiano, le varici si dilatano, la pesantezza incombe. Vediamo perché. Le varici rappresentano sicuramente la patologia più diffusa nel sesso femminile, non solo per i disturbi funzionali ad essa associati, ma per l’evidente danno estetico che procura e che affligge giovani e meno giovani. A tale proposito abbiamo intervistato il dott. Dr. Francesco Artale - Specialista in Angiologia e Chirurgia Vascolare - il quale ci ha spiegato nel dettaglio questo tipo di patologia e gli accorgimenti da tener presente per non peggiorare la situazione.
Dott. Artale, le vene varicose sono ereditarie? E’ un problema fondamentalmente ereditario che si trasferisce quasi inevitabilmente dalla madre alla figlia ed il cui principale fattore è rappresentato da una dilatazione dell’albero venoso, ovvero di quel sistema circolatorio deputato al trasporto del sangue dalle periferie al cuore da dove viene trasferito ai polmoni per essere riossigenato e quindi riammesso in circolo. In realtà è un problema di “valvole”, di quelle piccole strutture a nido di rondine che permettono il ritorno del sangue solo in un’unica direzione, evitando il cosiddetto “reflusso”.
In che consiste il reflusso e cosa comporta? Quando si crea un reflusso, ovvero quando il sangue torna indietro, si creano i problemi: il sangue si accumula in periferia, nella fattispecie a livello degli arti inferiori, nelle vene, che diventano dilatate e quindi “varicose”. Si formano così le varici, le quali con l’aumento della temperatura, con l’esposizione al sole, subiscono un’ ulteriore dilatazione con aumento dei disturbi.
Quali sono questi disturbi? I disturbi vanno generalmente, dal semplice gonfiore e senso di peso, a lesioni più importanti, quali distrofie cutanee, ulcere e flebiti. Tutti disturbi, naturalmente, che sono in relazione al grado di evoluzione di questa patologia, ma che comunque possono intervenire anche improvvisamente, là dove esista un’importante predisposizione costituzionale.
Ma quando esiste una predisposizione ed è già manifesta una patologia vascolare, cosa è opportuno fare d’estate? La prima cosa che viene da pensare è l’uso dei farmaci. Negli ultimi anni si sta fortunatamente limitando l’uso di questi prodotti i quali, anche quando di estrazione naturale, non sono privi di effetti collaterali; ma soprattutto servono a poco. La seconda cosa che viene in mente è l’utilizzo di calze elastiche. L’elastocompressione è una vera e propria terapia che va prescritta dall’Angiologo, e non può sicuramente essere utilizzata da tutti e in maniera incondizionata: non si può cioè andare in farmacia e comprare un paio di calze qualsiasi. E poi d’estate le calze non si sopportano. La terza cosa alla quale si pensa è quella di mettere le gambe dentro l’acqua fredda, magari al mare: ma non si può stare tutto il giorno “a mollo”.
E’ importante l’attività fisica in questi casi? La cosa più importante che bisogna fare è incrementare l’attività, il movimento delle gambe: sfruttare il maggior tempo a disposizione d’estate per muoversi di più, per contrastare la vita sedentaria di tutto l’inverno. Muoversi di più significa semplicemente camminare di più, andare in bicicletta, svolgere un’attività sportiva qualsiasi, meglio se il nuoto. Ciò permette alla “pompa muscolare” rappresentata dal polpaccio di svolgere la sua funzione nella maniera più fisiologica possibile: favorire il ritorno venoso dalla periferia al cuore. Il movimento rappresenta la parte attiva delle cura estiva delle varici, la più economica.
Allora esiste anche una parte passiva per la cura delle varici? Sicuramente, parliamo di una terapia, forse meno economica della prima, ma sicuramente più efficace dei farmaci e delle calze elastiche messe insieme, soprattutto nella prevenzione delle complicanze della patologia varicosa, frequenti in estate. Mi riferisco all’endermologie che nel suo aspetto terapeutico si definisce “endermothèrapie”. E’ una vera e propria terapia, che va eseguita in centri specializzati da personale laureato e preparato ad eseguire questo tipo di trattamento.
Di cosa si tratta precisamente? Si tratta di un drenaggio linfatico e venoso, programmato a seconda del tipo di patologia, il quale favorendo il ritorno venoso o linfatico dalla periferia al centro, riduce la stasi soprattutto a livello degli arti inferiori, migliorando l’edema e la sintomatologia. Sarà opportuno quindi preparare la circolazione venosa durante l’inverno, per poi star bene d’estate.